Eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi
FEDERICO ALDROVANDI
la notte del 25 settembre 2005 si fece lasciare dagli
amici in una via vicino a casa per tornare a piedi dopo aver trascorso la
serata al locale Link di Bologna. Durante la nottata il giovane assunse
sostanze stupefacenti e alcool ma, a fine serata, ai testimoni
appariva comunque tranquillo. Nei pressi di via Ippodromo a Ferrara circolava,
in quegli stessi minuti, la pattuglia "Alfa 3" con a bordo Enzo
Pontani e Luca Pollastri. Questi ultimi descrivono l'Aldrovandi come
un "invasato violento in evidente stato di agitazione",
sostengono di "essere stati aggrediti dallo stesso a colpi di karate e
senza un motivo apparente" e chiedono per questo i rinforzi.
Dopo poco tempo arriva in aiuto la volante "Alfa 2", con a
bordo Paolo Forlani e Monica Segatto.Lo scontro tra i quattro poliziotti e il giovane diventa
molto violento (durante la colluttazione due manganelli si spezzano) e porta
quest'ultimo alla morte, sopraggiunta per "asfissia da posizione",
con il torace schiacciato sull'asfalto dalle ginocchia dei poliziotti. Alle 6:04
la prima pattuglia richiedeva alla propria centrale operativa l'invio di
un'ambulanza del 118, per un sopraggiunto malore. Secondo i
tabulati dell'intervento, alle 6:10 arrivò la chiamata da parte del 113
a Ferrara Soccorso, che inviò sul posto un'ambulanza e un'automedica, giunte
sul posto rispettivamente alle 6:15 e alle 6:18.
All'arrivo sul posto il
personale del 118 trovava il paziente “riverso a terra, prono con le mani
ammanettate dietro la schiena [...] era incosciente e non rispondeva”.
L'intervento si concluse, dopo numerosi tentativi di rianimazione
cardiopolmonare, con la constatazione sul posto della morte del giovane, per
“arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”.La famiglia venne avvertita solamente alle 11 del mattino,
quasi cinque ore dopo la constatazione del decesso. I genitori, di
fronte alle 54 lesioni ed ecchimosi presenti sul corpo del ragazzo,
ritennero poco credibile la morte per un malore.
Il 20 febbraio successivo vennero depositati i risultati
della consulenza tecnica medico-legale disposta dal Pubblico Ministero,
secondo la quale "la causa e le modalità della morte dell'Aldrovandi
risiedono in una insufficienza miocardica contrattile acuta dovuta
all'aumentata richiesta di ossigeno indotta dallo stress psico-fisico per la
marcata agitazione psico-motoria e gli sforzi intensi posti in essere dal
soggetto durante la colluttazione e per resistere alla immobilizzazione,
all'ipotetica depressione respiratoria secondaria alla assunzione di oppiacei e
alle turbe della ventilazione polmonare prodotte dalla restrizione fisica in
posizione prona con le mani ammanettate dietro la schiena”, rilevando che
"le sostanze rilevate dall'indagine tossicologica (alcool etilico,
ketamina, morfina) non sono idonee nel determinare la morte".
Di
tutt'altra voce un'indagine medico–legale, depositata il 28 febbraio
dai consulenti della famiglia, secondo la quale dall'esame autoptico la causa
ultima di morte sarebbe stata "un'anossia posturale", dovuta
al caricamento sulla schiena di uno o più poliziotti durante
l'immobilizzazione. Il
6 luglio il giudice Francesco Maria Caruso del tribunale di
Ferrara condannò per omicidio colposo a tre anni e sei
mesi di reclusione i quattro poliziotti indagati, riconoscendo l'eccesso
colposo nell'uso legittimo delle armi. Tre dei quattro poliziotti (eccetto Forlani, a causa di una
cura per "nevrosi reattiva") ritornano in servizio nel gennaio
2014, destinati a servizi amministrativi. Il 2 luglio 2014 la Corte
dei Conti dispose il sequestro dei beni dei quattro poliziotti
condannati in via definitiva. Il provvedimento, di natura conservativa in vista
del procedimento presso la magistratura contabile, fu disposto dalla sezione
giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna della Corte dei Conti e riguarda
i circa 1.870.000 euro di danno erariale che Paolo Forlani,
Monica Segatto, Luca Pollastri ed Enzo Pontani avrebbero provocato con la loro condotta. Quei quasi due milioni di euro furono offerti dal Ministero
dell'Interno alla famiglia di Federico Aldrovandi a titolo di
risarcimento. La misura, notificata nel luglio 2014 dalla Guardia di finanza di
Ferrara, vide il sequestro del quinto dello stipendio, dei beni immobili e
degli altri diritti reali immobiliari dei quattro agenti, fino alla concorrenza
dell'importo complessivo di circa 1.870.000 euro. Ciascuno dei quattro
agenti fu tenuto a risarcire, in proprio, un danno di circa 467.000 euro.



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