Gravi accuse per morte da esposizione all'amianto
CARLO DE BENEDETTI
fu imputato nel processo sul caso delle morti e malattie
avvenute tra il 2008 e il 2013 causate da una precedente esposizione
all’amianto negli stabilimenti della Olivetti. I giudici decisero
di non accogliere la richiesta del Procuratore Generale Ciro Angelillis
e di rinviare il processo alle Sezioni unite. Il sostituto
procuratore generale aveva posto come tema centrale quello della casualità
tra l’esposizione alle fonti di pericolo e lo sviluppo della malattia. “
L'inchiesta scattò nel 2013 e ad aprirla fu la procura
di Ivrea, dopo che tra il 2008 e il 2013 erano
deceduti alcuni ex operai della Olivetti per mesotelioma, un tumore che
colpisce la membrana che riveste i polmoni e che può derivare da una prolungata
esposizione all’amianto. Secondo l’accusa i dirigenti della società non
potevano non sapere dei rischi derivati dal silicato, un talco a
base d’amianto usato nella produzione delle macchine da scrivere e delle
stampanti e che avrebbe causato un tumore in 14 dipendenti, 12 dei quali sono
poi morti.
In primo grado il processo finì con tredici
condanne e quattro assoluzioni per i diciassette imputati, accusati di omicidio
colposo e lesioni colpose plurime: tra gli altri Carlo De Benedetti era
stato condannato a 5 anni e 2 mesi di reclusione, così come suo fratello
Franco. Il 18 aprile del 2018 tuttavia la sentenza di
primo grado fu rovesciata e la Corte d'Appello di Torino assolse i
tredici condannati in primo grado perché il fatto non sussiste. La
sentenza di secondo grado ribaltò quella pronunciata due anni prima
dal tribunale di Ivrea. Ora la Cassazione ha posto la parola fine e
assolto in via definitiva De Benedetti e gli altri imputati.




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