La morte di Stefano Cucchi





STEFANO CUCCHI


viene fermato il 15 ottobre 2009 dai carabinieri Francesco Tedesco, Gabriele Aristodemo, Raffaele D'Alessandro, Alessio Di Bernardo e Gaetano Bazzicalupo dopo essere stato visto cedere a Emanuele Mancini delle confezioni trasparenti in cambio di una banconota. Portato immediatamente in caserma, viene perquisito e trovato in possesso di 12 confezioni di varia grandezza di hashish, tre confezioni impacchettate di cocaina e un medicinale per curare l’epilessia, malattia da cui Cucchi era affetto. Viene decisa la custodia cautelare; Cucchi prima dell’arresto e dell’arrivo in caserma non ha alcun trauma fisico. Il giorno dopo si tiene l'udienza per la conferma del fermo in carcere. Già durante il processo Cucchi ha difficoltà a camminare e a parlare e mostra inoltre evidenti ematomi agli occhi; il ragazzo parla con suo padre pochi attimi prima dell'udienza, ma non riferisce di essere stato picchiato. Nonostante le precarie condizioni, il giudice fissa l'udienza per il processo che si dovrà tenere un mese dopo e stabilisce inoltre che deve rimanere in custodia cautelare al carcere di Regina Coeli. Dopo l'udienza le condizioni di Cucchi peggiorano ulteriormente, e viene visitato all'ospedale Fatebenefratelli, presso il quale vengono messe a referto lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso, all'addome e al torace. Viene quindi richiesto il ricovero, che però non avviene per il mancato consenso del paziente. In carcere le sue condizioni peggiorano ulteriormente. 

Cucchi muore all'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009. Dopo la prima udienza i familiari cercano a più riprese di vedere, o perlomeno conoscere, le condizioni fisiche di Cucchi, senza successo: essi hanno notizie di Cucchi solo quando un ufficiale giudiziario si reca presso la loro abitazione per notificare l'autorizzazione all'autopsia.

Il 5 giugno 2013 la III Corte d'Assise di Roma condanna quindi in primo grado quattro medici dell'ospedale Sandro Pertini di Roma a 1 anno e 4 mesi e il primario a 2 anni di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa), un medico a 8 mesi per falso ideologico, mentre assolve 6 tra infermieri e guardie penitenziarie, i quali, secondo i giudici, non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Cucchi.
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Nell'udienza del 6 maggio 2019, terzo appello, il sostituto procuratore generale Mario Remus chiede il "non doversi procedere" nei confronti dei medici e del personale, per intervenuta prescrizione del reato di omicidio colposo, richiesta che prelude ad un loro proscioglimento in sede penale, ma non ai fini della responsabilità civile.

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